Canada, autunno 2002

Per passare questi tre mesi (per Alberto, un po' meno per Clara) a Toronto abbiamo affittato una stanza, con annesso cucinino e bagno, non molto grande, ma molto tranquilla. Siamo al secondo piano della casa di sapore un po' inglese dove sta la padrona di casa (Meirav) con i suoi bambini (4 e 11 anni, Amitai e Uri) e il marito (Izzy) che lavora a New York e torna nei fine settimana. Come si intuisce dai nomi sono ebrei, anzi proprio israeliani, e vivono in Canada da 10 anni. Per arrivare a "casa nostra" bisogna fare le scale che attraversano casa loro, ma questo non è un problema. Poi, una volta su, siamo per conto nostro. C'è la TV, ma non il telefono.

Dicevamo che il posto è molto tranquillo, perché è una via secondaria a senso unico con poco traffico, e quella di Meirav è una casa in una fila di casette monofamiliari una attaccata all'altra (ville a schiera ante litteram). Però basta andare sulla strada grossa vicina (saranno 200m) per essere nel cuore di uno dei quartieri centrali di Toronto, che anche le guide turistiche vantano come il "gay village" (si incrociano sempre coppie di uomini che camminano per mano). Anche la sera è un posto vivace e senza problemi.

La cosa a cui è stato più difficile abituarsi in questa stagione è il clima e soprattutto le temperature: per due settimane di seguito la temperatura non è mai salita sopra 0°, e in alcuni giorni la massima è stata di -9°! Il tutto poi è accompagnato quasi sempre da un vento gelido, che peggiora la situazione. Abbiamo finito con l'acquistare dei sovrapantaloni antivento che si tolgono rapidamente con delle clips quando finalmente si raggiunge un posto caldo!

L'istituto dove lavoro io, Alberto, (The Fields Institute) è molto bello e ben organizzato. L'ambiente è stimolante, quasi tutta la gente brava nel mio campo è stata qua per periodi più o meno lunghi durante l'autunno, e poi essere via mette subito in un altro spirito per pensare alla matematica, e qualche effetto si è visto anche sulla mia ricerca. Ho un ufficio che condivido con altre due persone, che però si fanno vedere pochissimo. L'ambiente è piuttosto produttivo, con molti seminari interessanti e due corsi di dottorato che cerco di frequentare. Inoltre la maggior parte della gente è qui tutti i giorni, e c'è occasione di parlare anche informalmente (ci sono lavagne dovunque: negli uffici, nei corridoi...). Anche Clara (che viene quasi tutti i giorni nel tardo pomeriggio) è rimasta molto colpita. Da casa impiego circa venti minuti a piedi per raggiungere il Fields, che è sul bordo del campus di University of Toronto. Qualche volta prendo il tram, che è una delle caratteristiche di Toronto, visto che in Nord America sono sempre più rari.

Io, Clara, vado a lezione di inglese. La mia scuola è stata una delusione: è mal organizzata, mal riscaldata (si va dalle stanze a temperatura equatoriale a quelle a temperature polari) e gli insegnanti cambiano continuamente... la cosa positiva è che sto conoscendo persone provenienti da un sacco di paesi (soprattutto sud americani e asiatici) e faccio piacevoli chiacchierate con loro.

A prima vista il Canada sembra uguale agli USA, ma in realtà c'è un sapore un po' più europeo. Mentre Alberto era qui da solo è stata pure in visita la regina (d'Inghilterra, e quindi anche del Canada) :-)) Sui giornali e in TV spesso gli USA vengono attaccati e descritti come un paese di prepotenti (non sappiamo se ha avuto pubblicità anche in Italia la vicenda della portavoce del primo ministro che ha dato dell'idiota a Bush). In generale direi che Toronto è più pulita di analoghe città americane (con la raccolta differenziata molto diffusa), con meno pacchianerie. L'attenzione nei confronti dell'ambiente è una cosa che colpisce favorevolmente, ad esempio l'impegno che stanno mettendo per applicare il "Protocollo di Kyoto" si vede costantemente: c'è un grande dibattito sia a livello politico che fra gli industriali e in televisione ci sono programmi per aiutare i cittadini a capire come risparmiare energia nelle proprie abitazioni.

La città è molto multiculturale e comunque il francese è una presenza più forte di quanto ci immaginavamo (diversi canali televisivi sono in francese e comunque tutte le etichette sono bilingui, visto che devono andar bene anche nel Quebec francofono). 

Quasi tutte le sere una TV ha due ore di programmazione in italiano con TG e telenovela (brasiliana, ma doppiata in italiano), mentre su un altro canale c'è l'analogo in cantonese e certe sere in ucraino, in inglese ma per gli indiani, etc. In generale il Canada ha fatto una scelta opposta agli USA, che hanno puntato tutto sul melting pot: qua il governo finanzia le iniziative che mantengono l'identità culturale dei vari gruppi di emigranti, e pubblicizza (c'è uno spot in tv) questa differenza culturale come la ricchezza del paese. In una delle Chinatown c'è una scuola elementare comunale cinese (a parte questo non sappiamo nulla, perché salvo l'insegna che è bilingue, tutto il resto è scritto solo in ideogrammi!). Similmente a Greektown le insegne dei negozi sono in greco e quelle delle vie bilingue e bicarattere (latino/greco). A Little Italy si vendono vari prodotti italiani (ma mozzarella buona non l'abbiamo mai trovata!), e si parla un buffo idioma che è